L’ultima bombola di ossigeno

22 Aprile 2021

È capitato, non molto tempo fà, di restare in ospedale con l’ultima bombola di ossigeno e dover operare un paziente d’emergenza in sala operatoria.
Mia moglie Margarita, impaurita dalla notizia di affrontare un intervento senza previsioni di riserva d’ossigeno, con molta preoccupazione ha suggerito di prevedere meglio e, in caso di bisogno e maggior necessità, usare le piccole bombole dell’ambulanza e del carrello di anestesia, onde evitarci complicazioni.
Per tranquillizzarci per eventi sconosciuti ma possibili, ho suggerito di chiedere un prestito dal Centro Medico Municipale Statale di Anzaldo per avere un supplemento in caso di necessità. La risposta è stata che anche loro erano rimasti senza scorte e con tutte le bombole rimaste vuote perché il Comune non aveva ancora rilasciato l’assegno per la ricarica del gas in città.

Il colpo imprevisto mi ha lasciato meravigliato perché delle 10 bombole di ossigeno in dotazione nel paese, siamo arrivati all’ultima bombola di ossigeno disponibile. L’estremo di sfiorare il limite del rischio e restare senza ossigeno non succede spesso. In questo paese, vista la sperimentata e inestabile turbolenza politica, è sempre prudente avere previsioni con abbastanza lungimiranza per non restare con i problemi delle sorprese.

Lo scorso anno, nel tempo della frode elettorale, è successo che ci siamo trovati con i blocchi stradali durati per alcune settimane. Questi blocchi non hanno permesso neanche alle ambulanze il libero transito sulle strade ricoperte di pietre e spine. Sono strategie adottate e ben sperimentate di un’arma vincente che mettono in atto quando vogliono raggiungere soluzioni immediate in momenti di crisi. In queste sfide portate sulle strade per misurare chi sia il più forte, la popolazione è quella che paga le conseguenze e così anche noi ne siamo coinvolti.

Mi riferisco al rifornimento di ossigeno che necessariamente si avvale della città. Per questo dobbiamo valutare con le migliori previsioni, per meglio organizzarci ed evitare l’improvvisazione e non ritrovarci in esperienze traumatiche che possono danneggiare e compromettere l’integrità di chi stiamo curando.
In questa logica di previsione, si è fatta avanti l’idea di pensare a un sistema che ci permetta produrre e mantenere sempre la ricarica delle riserve di ossigeno, per evitarci i momenti sconfortevoli quando l’ossigeno scarseggia.
In tempi di coronavirus, abbiamo affittato altre due bombole di ossigeno prevedendo che si incrementasse il bisogno per i pazienti con insufficienza respiratoria.
Per fortuna, fino al momento, non abbiamo incontrato emergenze importanti che interrogassero la nostra coscienza nel rischiare la vita di qualcuno per mancanza di ossigeno.

L’altro giorno, in ritiro con i missionari bergamaschi in Bolivia (vescovi, sacerdoti, laici e suore) mi sono incontrato con il Vescovo Mons. Eugenio Coter del Vicariato di Pando in Amazzonia al confine con il Brasile.
Sapevo che, per la loro difficile geografia, le distanze sono percorse attraverso i fiumi o con un piccolo aereo. Il problema della Pandemia, da loro previsto molto più grave di quanto hanno vissuto finora, gli ha imposto pensare al rifornimento dell’ossigeno da loro poi risolto dotando ogni comunità con un concentratore di ossigeno e per il loro piccolo ospedale di riferimento, han trovato un provvidenziale aiuto e installato un impianto che produce ossigeno liberandoli dal rifornimento della città.

Con questo impianto hanno risolto per l’ospedale, il problema esistente del difficile rifornimento di ossigeno dalla città. Oggi sono indipendenti dai necessari e costanti rifornimenti, riscendo a produrre da loro, la quantità di ossigeno sufficiente anche per le peggiori situazioni di emergenza. La campagna è stata accolta e appoggiata dalle diverse Parrocchie della Diocesi di Bergamo dove sono stati raccolti 80mila euro che sono serviti per installare l’intero impianto importato e funzionante sul posto.
Con queste premesse vorrei lanciare oggi un appello, per una campagna da avviare con l’obiettivo e che è lo stesso di Mons. Eugenio e cioè quello di dotare di un impianto di produzione di ossigeno permanente anche nel nostro ospedale di Anzaldo.
Senza alcun dubbio questo migliorerebbe di molto anche il nostro servizio.
Oggi è importante anche per noi, poter disporre della sicurezza di un impianto di produzione di ossigeno per l’ospedale, liberandoci dal rifornimento obbligato dalla città con le bombole, che fin dai primi tempi, continuiamo a trasportare in ambulanza dalla città di Cochabamba fino ad Anzaldo.

In questi giorni si compiono 35 anni della mia presenza medica in questo paesino che sta crescendo poco a poco.
Sarebbe un gesto celebrativo e di ricordo per il “35mo anniversario” poter lasciare questo miglioramento all’ospedale come ricordo e impegno per facilitare chi dovrà seguire poi la conduzione dell’ospedale.
L’appello parte con questo scritto e, confido come sempre nella Provvidenza che ci anticipa e riesce a riempire i buchi che non riusciamo da soli a colmare. Questo me lo ha insegnato don Bepo, fondatore del Patronato San Vincenzo di Bergamo che ho avuto la Grazia di conoscere e restare con lui per tre anni. Oggi si sta avviando la giusta causa della sua Beatificazione.
Aspettiamoci quindi buone sorprese perché la necessità diventa Forza di unione attorno a un chiaro obiettivo che ci motiva e coinvolge nella ricerca di generosi sostenitori.

Ho pensato ad amici benefattori; il preventivo è alto e la sfida è grossa se viene sottoposto ad una sola persona. Se si bussano a diverse porte si alleggerisce quanto viene richiesto alla generosità di molti e si facilita il compito per farlo più facile e possibile per raggiungere lo scopo. La fantasia, l’idea di svincolarci dalle pesanti bombole, che da piú di trent’anni carichiamo e leghiamo nell’ambulanza per il trasporto dalla città, così come sempre abbiamo fatto io e Margarita fin dal primo giorno, stimoli la ricerca e il coinvolgimento di persone, Associazioni, Parrocchie, e, se necessario anche la ricerca di aiuto estendendolo ai mezzi di comunicazione. L’ossigeno, in tempi di coronavirus, ci svegli la sensibilità per l’importanza che questo gas acquista quotidianamente per il miglior funzionamento dell’ospedale.

Grazie per quanti aiuteranno con il miglior augurio per il raggiungimento di un buon finale che ci coinvolge e unisce tutti con impegno e buoni propositi.



Dr. Pietro Gamba, famiglia e collaboratori

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